22 marzo 2009

Nel nome della donna


Il 27 marzo 2009 ci sarà l'inaugurazione della seconda edizione "nel nome della donna" al FaenasCafè, Via Portuense 47/49 ore 21.
Parteciperanno all'evento 10 artiste: Giuditta Morgillo, Caterina Vinciguerra , OperaAperta, Maria Rosaria Fiorito, Francesca Loprieno, Itzel Cosentino, Francesca Forte, Valentina Berna Berionni, Federica Orsetti, e la poetessa Marzia Simone.
L'evento è a cura di Sonia Lalla.
La Donna è stata attualmente scrutata, osservata, studiata dalle artiste sia sotto un profilo estetico che teorico/razionale, senza dimenticare che dietro quel colore, quella forma o quella foto o qualsiasi prodotto che provenga dalle menti o mani del gruppo è frutto di una Donna. Al di fuori della storia
l’artista può abbatte le barriere del presente, vivendo in mondo alternativo di sua creazione, “mio è il paese della mia anima e solo io posso estrarvi senza passaporto” (M.Chagall )dove egli è il sovrano assoluto e l’unico a consentire, se vuole, l’accesso della realtà e della storia a fini esplicativi.
Nasce un lavoro strettamente soggettivo e personale visibile nel netto contrasto dei
materiali, stile e tecnica: foto(tradizionale o manipolata), pittura(figurativa o astratta), scultura o video.
Il tema che le artiste hanno affrontato, con approcci diversi, per l’evento “Nel noma della Donna”ha rievocato temi rilevanti : alcune componenti del gruppo, con i loro prodotti, abbracciano i due simboli della fertilità, da un lato Shiva, che con la sua danza distrugge e crea, e dall’altro la Grande Dea Madre maya dall’aspetto fecondo ; altre ne evidenziano , attraverso un percorso introspettivo, la profondità d’animo, dolcezza e ricchezza di sentimenti con una ricerca parallela d’analisi e d’interpretazione della realtà secondo l’emisfero destro; altre ancora la definiscono come vittima del maschilismo e
materialismo , abbracciando temi si estrema attualità; ed ancora altre si liberano del pensiero e travolgono le tele di colori eguagliati alla lucentezza di un diamante, di un orecchino di perle e dal riflesso dell’oro in cui si specchiano. In questo caso la ricerca dell’artista non approda al narcisismo anche le opere potrebbero sembrare forme e colori prettamente legati ad un corredo femminile di superficialità, esse in realtà, sono coperte da “velo di maya” che occulta un caos interno, un bisogno, una mancanza invisibile.

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